Day 2 Tel Aviv

Un po` di immagini sparse da questa citta`, sempre dallo stesso internet point.
Pare che ultimamente la preoccupazione del governo israeliano sia, piu` che l`occupazione dei territori pakestinesei, il controllo dell`immigrazione. Be`, e` abbastanza facile da capire: almeno qui a Tel Aviv, che e` la maggiore citta` del paese, l`israeliano-tipo, bianco, ebreo, parlante ebraico, e` di sicuro una minoranza. E non credo che gli asiatici e gli africani, oltre agli arabi, che nel breve giro di una generazione, diventeranno la maggioranza della popolazione israeliana, saranno disposti a rinuncaire a tranquillita` e affari, oltre che dare la vita nel servizio militare, per qualcosa come la “identita` ebraica” dello stato di Israele. Qui pero` entra in gioco, come spesso accade, la questio0ne del potere. Basta essere la maggioranza per indirizzare le scelte di un paese? No, evidentemente no, se il potere e` da un`altra parte. E, concretamente: ok, siamo tutti cittadini dello stato ebraico. Ma com`e` che la monnezza la raccolgono solo i neri?
(A proposito di neri: non so chi siano, ma c`e` un gruppo di neri che si becca qui a Tel Aviv, anche piuttosto nutrito, che si saluta battendosi 8 volte spalla contro spalla).
Stato stasera a manifestazione del tipo “occupy tel aviv”, dietro striscione “disoccupy palestine”, sparuti ma combattivi. Appicciccatomi con ebreo ortodosso che provocava, poi con altro tizio. Tutti che attaccano con la storia di Sderot (il villaggio ai confini di Gaza che a volte viene bersagliato dai Qassam lanciati da Gaza: cercare su Google immagini che cos`e` concretamente un razzo Qassam e` abbastanza illuminante). Ah, tra l`altro dice che se vai in giro in Italia con la birra in mano ti arrestano. L`ha detto il tizio ortodosso. Ma che e` vero? Mi fate sapere?

Informazioni su thisishooverville

C’è una Hooverville alla periferia di ogni singolo luogo abitato. Il rione riservato agli straccioni vagabondi è ammassato sulla sponda d'un corso d’acqua, e le case sono tende, o capanne di cartone e di paglia. Il nomade scende dal suo trabiccolo e diventa un cittadino di Hooverville. Si chiamano tutte Hooverville. Il nomade rizza la sua tenda il più possibile vicino all’acqua, o se non ha tenda va dove si scaricano i rifiuti, a cercarvi pezzi di cartone o di lamiera per fabbricarsi la capanna. Si stabilisce a Hooverville, e continua a perlustrare la campagna in automobile, in cerca d’un lavoro, e i pochi soldi che gli rimangono vanno in benzina.
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