Dichiarazione di diserzione

Le donne morte ammazzate da uomini, numeri di guerra.

Gli stupri, ferite di guerra, gli insulti, propaganda di guerra.

Sono stato arruolato nella guerra contro le donne da quando sono nato.

Il fine da conquistare doveva essere qualcosa di buono anche per me, il potere della dominazione.

La forza, il privilegio, l’identità.

Sono stato arma e mi ci sono fatto scudo. Posso uscire quando voglio, quando parlano mi ascoltano.

Posso minimizzare, delegare, ridicolizzare, sottovalutare.

Conformarmi, adeguarmi, ridere alle stesse battute, accettare nel gruppo o isolare, stigmatizzare.

Zoccola, ricchione, sciacquetta, gallina, pettegola, scema, a mam’t, a sor’t, bucchin, pigghiangoul, scopala, fottila, non sei capace, non è roba per te, i giochi da femmina, le chiacchiere delle femmine, le barzellette, le tette per vendere le macchine, la Salaria e la Togliatti, le mani alzate e saranno cazzi loro, che poi se l’è pure cercata, fai l’uomo, parla forte che non si sente, guarda che culo, che fai non guardi?, il dito medio, grattarsi le palle, la gara a chi ce l’ha più lungo.

Armi. Mostrine d’appartenenza. Conferme quotidiane di appartenere al branco. Che si può essere diversi, ma devi essere sempre schierato. Che si fa presto a diventare mezze femmine, il peggiore dei destini possibili.

E poi le botte e ci sta. E prenderle a forza ma si sa che a loro gli piace. E poi vogliono pure parlare. La calza, devono fare. La pasta buona e i bocchini. E poi c’è uno che ammazza la fidanzata. Sì, quello è matto davvero. Sì, ma devi sapere che era successo. Certo, ammazzare è esagerato, quello è un bastardo. A volte è un attimo, ti parte la brocca, in quei momenti non ci capisci più niente. Se succede a me, prima ammazzo lei e poi ammazzo lui, poi magari m’ammazzo io.

Perdiamo. Come ogni guerra in cui veniamo arruolati. Incapaci di conoscere, inchiodati ad un ruolo. Fermi e statici in un monocolore. Spietati e complici, tristi portatori di identità affibbiate, di gusti mai scelti, di conoscenze mai provate. Violenti, assassini, consapevoli riproduttori di un’infinita ingiustizia. Paurosi di finire dalla parte sbagliata, dell’ostracismo.

Fai un giro a vedere che cosa c’è oltre. Un nemico ti guarda davvero e sprofondi. Ogni gesto non è più così normale. Apri gli occhi. Tutto un mondo, tutto il mondo è diverso. Non è che puoi sempre far finta di niente. La non conoscenza non è una scusa.

La guerra degli uomini alle donne lascia macerie emozionali, ci toglie, ci sbrana, estorce ogni giorno un pezzo di noi e di quanto potremmo essere più felici e lascia sul terreno i cadaveri e la putrefazione morale e la civiltà che nega la parte migliore di sé, al rogo e al silenzio.

Vorrei vivere in pace ma c’è la guerra.

Non porterò più le vostre insegne.

Non riderò più alle vostre battute ma non rimarrò in silenzio.

Sarò un uomo tutto intero, non un uomo di merda.

Chiamerò il nemico con il suo nome, non è naturale, non è normale, non è sempre stato così, non sarà sempre così.

La guerrà non è finita, ma io scelgo il mio campo.

Per questo diserto dal patriarcato.

Comincio a sorridere.

Ed è già forgiarsi armi nuove.

Informazioni su thisishooverville

C’è una Hooverville alla periferia di ogni singolo luogo abitato. Il rione riservato agli straccioni vagabondi è ammassato sulla sponda d'un corso d’acqua, e le case sono tende, o capanne di cartone e di paglia. Il nomade scende dal suo trabiccolo e diventa un cittadino di Hooverville. Si chiamano tutte Hooverville. Il nomade rizza la sua tenda il più possibile vicino all’acqua, o se non ha tenda va dove si scaricano i rifiuti, a cercarvi pezzi di cartone o di lamiera per fabbricarsi la capanna. Si stabilisce a Hooverville, e continua a perlustrare la campagna in automobile, in cerca d’un lavoro, e i pochi soldi che gli rimangono vanno in benzina.
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2 risposte a Dichiarazione di diserzione

  1. Giusiana ha detto:

    Parole necessarie, quando sui giornali nazionali si possono leggere anche cose come questa http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/10/24/femminicidio-ma-siamo-sicuri/390514/#disqus_thread

  2. thisishooverville ha detto:

    “l’esatta ripartizione della percentuale che ha interessato le donne assassinate nel mondo, facendo la singolare scoperta che in Europa l’Italia si pone negli ultimi tranquillizzanti posti (23,9% di vittime è donna), quando ad esempio nella civile Svizzera si ha il 49,1%” (dall’articolo su riportato)
    E di grazia, quanti sarebbero gli omicidi di mafia (che presumibilmente in Italia fanno pendere la bilancia decisamente verso il genere maschile) in Svizzera?
    L’unico elemento interessante è che lo scrivente fa parte di una commissione sulle pari opportunità (non meglio precisata, ma che bell’accuratezza d’informazione per il giornalismo d’inchiesta del Fatto Quotidiano!) il che dà basi di riflessione sulla utilità di tali commissioni.

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